Ennio Finzi è uno dei migliori esempi di coerenza nella propria ricerca pittorica. Dopo una temporanea frequenza dei Corsi dell'Istituto d'Arte di Venezia viene attratto dall'affascinante scoperta dello sconvolgimento strutturale del cubismo, il che gli permette di trascendere il dato reale della rappresentazione. Dopo la Biennale del I948 si riapre a Venezia l'Archivio Storico delle Arti Contemporanee e questo fatto offre a Finzi la possibilità di dedicarsi allo studio dei maestri delle avanguardie storiche. L'incontro con Atanasio Soldati, che soggiornò a Venezia per qualche tempo, generò uno stimolo che probabilmente influenzò le opere successive con accesi cromatismi e rigorosi equilibri formali. Nascono cosi le prime "invenzioni" in cui il ritmo, il colore, la luce, il timbro assumono il ruolo di elementi portanti e diverranno una costante basilare di tutta la sua ricerca, Notevole influenza in quegli anni sarà esercitata su Finzi da Virgilio Guidi per la forza ideologica del pensiero creativo e da Emilio Vedova per l'impeto del gesto che aggredisce la superficie. La scoperta della musica dodecafonica lo porta ad appropriarsi del principio della "dissonanza". Improvvisamente, in tal modo, la prassi di un colore sciolto da ogni relazione di tono e che si assumeva l'esclusiva funzione di timbro, apriva nuovi e vasti orizzonti, tanto che da quel momento e fino al termine degli anni '50 il suo lavoro risulterà una ossessiva ricerca sulla semantica del gesto, della luce, del timbro. Il rapporto suono-colore, un colore che Finzi. più che "vedere", ama "ascoltare" nelle sue risonanze più intime, gli permette di esprimersi secondo altre regole del tutto aleatorie in svincolata autonomia. Sul finire degli anni '50, segnati dalle sconvolgenti intuizioni di Lucio Fontana, che Finzi conobbe a Milano in occasione di una sua mostra alla galleria Apollinaire, la turbolenza gestuale e l'urgenza espressiva si placano e subentra una dimensione più riflessiva nella direzione di un superamento della pittura stessa, con l'avvicinamento alle teorie gestaltiche sulla fenomenologia della percezione. I principi della optical art informarono le sue ricerche sulla suggestione ottica, dovuta al fenomeno della conservazione retinica delle immagini fino al 1978. Dopo una breve crisi seguita all'esaurimento dell'interesse per i principi della visualità strutturata, nel I980 Finzi si abbandona, con rinnovata energia ed entusiasmo, alla ritrovata immediatezza della pittura scandagliando nuovamente le fascinose "trame del colore" che si eleva oltre le dissonanze degli anni '50. La pittura riconquista lo spazio dominante con un successivo alternarsi di colore e non colore, di luce ed oscurità che si contendo la superficie dell'opera. Il nero viene posto come la luce del buio, del vuoto, del silenzio e lo conduce a sondare le risonanze più segrete dell'inesistente sull'invisibilità della pittura stessa. Nella continua dialettica che contraddistingue il principio della ricerca. Finzi procede per stadi successivi di evoluzione caratterizzati da espansioni di sontuosità cromatiche e da improvvisi azzeramenti di ogni luminosità in cui concentra allo stato potenziale ogni emissione energetica. Questo incessante porre in discussione i propri modi operativi, lo rende estraneo ad ogni precostituita forma stilistica e gli fa assumere il "non stile" ad etica professionale. Attraverso i1 succedersi delle esperienze Finzi insegue il sogno della sorpresa della pittura con una tensione sempre rivolta alla rigenerazione, alla catarsi e negli anni più recenti si riappropria delle connotazioni insite nella pittura e nel colore non più inibiti da regimi ideologicamente chiusi, bensì con un abbandono totalmente aperto e disponibile alla sfera globale del sentimento della pittura stessa.