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Giovagnoli Luca 1963

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  Luca Giovagnoli trova la sua ispirazione al bar. Nella sua Rimini, dov’è nato e dove vive, o a Viserba, dove ha lo studio. L’atmosfera è la tipica atmosfera dei bar di paese, fumo di sigarette, vino e “misti”, calma e silenzio di chi legge i giornali sportivi e locali, interrotta di tanto in tanto da urla provenienti dai tavoli dove si gioca a carte. Giovagnoli considera le sue tele come piccoli racconti, storie brevi e semplici di vita quotidiana. “Parto sempre da una situazione narrativa, dall’idea di una storia più che da una storia vera e propria”, dice l’artista. “Da lì mi muovo poi per individuare quei pochissimi elementi sui quali baso tutto il quadro”.
Così, per esempio, la figurina di una donna intenta a cucinare diventa lo spunto per una piccola storia amorosa ( Entra ti ho detto). Mentre quella di un uomo che beve in abito da sera con una mela contrapposta, bella e sugosa, è la narrazione di una seduzione sinuosa ( Ha pensato di restare). Ed anche uomini come vignette della Settimana Enigmistica, disillusi davanti al vuoto ( Fino al Mare), donne timide e rassegnate ( Non alzo mai gli occhi), o in preda a dolci ricordi ( Mi ricordo di questo posto) o perse in un’esistenza costellata di errori ( Seguiva la direzione sbagliata), od ancora risoluti e decisi a non mollare ( Seguivo il suo sentiero): sfumature di una miriade di “microstorie” che costellano la nostra vita quotidiana. “E’ la Rimini di Fellini e della Gradisca, in bilico tra ironia e tragedia, e quella di Guareschi e di Novello, dei cantori di una microumanità che pulsa tra le pieghe dei nostri gesti e dei nostri comportamenti quotidiani” ( Alessadro Riva) Per raccontarci queste storie Giovagnoli ha optato per un misto fra figurativo e informale. Da questi sfondi informali fuoriescono queste figure che cercano di stare a galla, come noi tutti nella vita di ogni giorno; utilizzando anche schizzi giovanili tipici del fumetto: “mi ero messo in testa”, racconta, “di fare il disegnatore satirico, e avevo anche inventato diversi personaggi. Oggi qualcuno di questi ritorna, come per uno scherzo del destino, dentro i miei dipinti”. La bidimensionalità colpisce tutti i soggetti di Giovagnoli, che sono sospesi e graffiati come i colori dei suoi fondi. Discorso a parte sono gli aquiloni e le api, rappresentazione della libertà, dello spaziare e immaginare, una sorta di fuga dalla realtà che spesso ci aiuta a vivere meglio.