Hartung Hans 1904 - 1984 - Elite Shopping


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Hartung Hans 1904 - 1984

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  Se già negli acquarelli del 1922 e nei disegni del 1927 Hartung ci anticipa gli elementi della sua successiva evoluzione verso l'astrazione, è certamente con la piena compiutezza delle opere, dipinti ed inchiostri, realizzate tra la metà degli anni Cinquanta e l'inizio degli anni Sessanta che il grande maestro europeo ci consegna i codici di lettura di tutta la sua opera, passata, presente e futura. L'opera di Hans Hartung, nato a Lipsia nel 1904 ma francese di adozione, ha come teatro per la sua rappresentazione lo spazio, antico ed insieme contemporaneo, della tela e del telaio, dove si attiva il valore dell’atto creativo, di un gesto di tale alto significato che manterrà per tutta la vita e che accetterà, pur di conservarlo e farlo esistere, di renderlo meccanico, quando le condizioni fisiche lo obbligheranno a lavorare seduto, utilizzando pistole e spruzzatori: da ciò nasce l'evidenza e si rivela il bisogno di un segno evocatore di un universo misterico, sospeso tra la rappresentazione del Caos e del successivo ineludile processo di riordino, in obbedienza ad una superiore ineffabile qualità pittorica. Hartung affronta i suoi primi esercizi pittorici da autodidatta ma presto il suo bisogno di conoscenza lo spinge a frequentare i corsi dell’Accademia di Belle Arti di Dresda (1925-26) e di Monaco (1928), allontanandosi dall'insegnamento del Bauhaus, troppo rigido per une spirito bisognoso di maggiori libertà come il suo. Molte occasioni di viaggio gli permettono di approfondire la conoscenza della pittura europea, di cui apprezzerà in modo particolare l’mpressionismo, il fauvismo ed il cubismo e quando nel 1935, si stabilisce a Parigi gli incontri con Calder, Hélion e Gonzales lo conforteranno nella sua scelta astratta, condotta fino ad allora in grande isolamento, e che proseguirà comunque in totale autonomia anche rispetto ai suoi amici, privilegiando una assoluta totale libertà dal soggetto della rappresentazione. Durante il conflitto mondiale la scelta di contrastare e combattere il nazismo lo spinge ad arruolarsi volontario nella Legione straniera e soltanto quando, nel dopoguerra, le ragioni dell’astrazione troveranno una profonda riconsiderazione Hartung vedrà riconosciuto il suo ruolo di Maestro. La Galleria Lydia Conti organizza una sua prima esposizione personale a Parigi nel 1947 e l’anno successivo espone una serie di disegni realizzati tra il 1922 ed il 1948. Questi due importanti momenti permettono di collocare l'opera di Hartung in una dimensione anticipatrice rispetto al dibattito artistico dell'epoca e gli conferiscono definitivamente un ruolo centrale ed affermato in quella difesa dell’astrazione condotta allora da una esigua minoranza di artisti e critici. Sviluppa conseguentemente un segno sempre più sottile fino a renderlo carico di una estrema tensione, e la sua pittura lascia trasparire una profondità affettiva verso l'atto della creazione che testimonia una dimensione umana consapevole, in un permanente equilibrio tra il rigore severo del controllo e il piacere sottile del lasciarsi andare. Molti Musei internazionali organizzano sue retrospettive e nel 1957 una grande mostra itinerante attraversa la Germania. Nel corso degli anni la sua produzione si sviluppa aggiungendo ai disegni ed alla pittura esperienze di stampa e di fotografia ed un costante spirito sperimentale lo conduce all'uso di strumenti innovativi, non soltanto per sopperire ad una difficoltà fisica ma soprattutto per avanzare nella sua ricerca sull'origine dell'atto pittorico: dunque rulli, larghe spazzole, pettini e fino a spruzzatori industriali, all'uso di pitture viniliche ed acriliche più congeniali ad una maggiore velocità di esecuzione. Questa attitudine sperimentale si svilupperà sempre più fino a divenire sua caratteristica dominante per tutta la produzione degli ultimi trenta anni. Nel 1960 avviene la sua consacrazione con il Gran Premio Internazionale di Pittura alla Biennale di Venezia. Nel 1973 costruisce, da un suo progetto degli anni Sessanta, la straordinaria casa e gli studi di Antibes, al centro di due ettari di oliveto, ora sede della Fondazione Hans Hartung e Anna-Eva Bergman. Qui, in questa casa rigorosa ed austera, lo ho incontrato per la prima volta venti anni fa, nel 1984, cinque anni prima della sua morte. Mi mostrò gli strumenti della sua pittura, speciali cavalletti e motori per sollevare e far discendere tele di grande formato e portarle nel raggio di azione del suo "fare" pittorico: lo ricordo per la straordinaria atmosfera che sapeva ricreare, nelle sue ed intorno a sé, fatta di piccole tracce profonde, segni ampi e discreti ed insieme audaci e graffianti, autentiche rappresentazioni del gesto antico del creare.