Secondogenito di sette figli, nel 1946 perde il padre in un incidente di lavoro. In seguito a tale evento le condizioni della famiglia divengono ben presto precarie e Vincenzo è costretto a interrompere gli studi. Trova impiego presso la bottega di un pittore e decoratore: Pietro Acquaviva. Acquisisce e sviluppa rapidamente una buona capacità compositiva e con essa anche i primi rudimenti dell'arte del ritocco. Questa fondamentale esperienza artigiana, basata su una costante applicazione e una attenta cura dei dettagli, indurrà l'artista negli anni seguenti a procedere naturalmente verso quei soggetti, come i paesaggi e le nature morte, che meglio si prestano alla sua formazione. Nel tempo libero copia cartoline, dipinge fiori, case, vedute di campagna. Tuttavia la situazione familiare non cambia e Vincenzo decide di trasferirsi a Roma, presso una zia (1949). Nel 1954, per migliorare le tecniche del disegno, si iscrive alla scuola d'Arte di via San Giacomo, che frequenterà per tre anni consecutivi. Nel 1957 il Circolo Cittadino della sua città natale gli dedica la prima mostra pubblica. Fra il 1957 e il 1959 conosce i maestri della Scuola Romana e si stabilisce in un piccolo atelier di via Margutta. Nel 1961 espone in personale a Roma e nello stesso anno è impegnato come scenografo presso gli studi cinematografici di Cinecittà dove cura, fra gli altri, l'allestimento della Cleopatra. Nell'estate del 1962 si reca per un breve soggiorno a Sant'Andra di Sorbello, vicino Cortona. In questo periodo i suoi paesaggi tosco-umbri si fanno profondi e intensi, tecnicamente più articolati e complessi. È a Zurigo nel 1965 e nel 1966, esponendo alla galleria "Bürdeke". Avrà così modo di visitare il Kunstmuseum di Zurigo e quello di Basilea, che destano in lui grande impressione. Viaggia spesso. A Saint Paul de Verdet e Cèsar, a Parigi incontra Hartung, facendosi un'idea chiara della condizione dell'arte moderna europea. Così, a partire dalla metà degli anni sessanta la visione complessiva delle sue opere tende a scomporsi progressivamente. Le figure si frammentano e i piani si intersecano smembrando le prospettive. Dapprima si notano accenni, tentativi graduali che solo dieci anni più tardi saranno prossimi ad esaurire e consumare interamente la griglia unitaria di base. Intorno al 1975 il doppio processo di astrazione e di concrezione delle forme è compiuto. L'artista si è aperto la strada a nuove contaminazioni tonali e materiche. Fra il 1976 e il 1977 esegue il ciclo delle Decomposizioni. Compaiono tecniche miste, collages; ma determinante è l'uso degli oli a combustione, che squagliano e deformano il tessuto nonchè gli oggetti assemblati. Degli anni 1978-79 sono invece le Evocazioni, una serie di tele e carte di grande formato lavorate con l'aerografo nelle quali cerchi, quadrangoli, filamenti sembrano affondare e riemergere dal cromatismo acceso delle superfici. Ma questa strenua quanto incostante ricerca era anche, evidentemente, un segnale di crisi e di stanchezza. Le esposizioni sono rare ed è di questi anni il pensiero, oggi confessato senza reticenze, di abbandonare l'attività. Eppure, proprio in un momento così difficile e travagliato, l'artista torna a dipingere, recuperando in pieno le proprie tradizioni. Nel 1980 si trasferisce a Velletri e sposta il suo studio romano in via Laurina, a due passi da piazza del Popolo. 1981-1985. Gran parte dei seguenti cinque anni li passa davanti al cavalletto. In questa dimensione, che gli è istintivamente più congeniale, l'artista sembra aver trovato finalmente un linguaggio personale e coerente con le sperimentazioni precedenti, tale da consentirgli ora libero accesso ad una creatività più spontanea e fantastica. L'agio di un rapporto stretto e diretto con la tela, difficile per alcuni, è per lui come un campo da coltivare quotidianamente, uno spazio ideale per la crescita di un interiore desiderio di evasione e di leggerezza. 1986-1988. I suoi quadri tornano a girare nelle gallerie italiane e ad essere apprezzati da critici e collezionisti. Il segno si è fatto estremamente più ricercato ed i toni quasi lirici. 1989. È l'anno del rilancio definitivo. Prima a Roma, presentato nella galleria "MR" di Massimo Riposati da Vito Apuleo, poi rivolto all'intenzione internazionale nelle fiere di Bologna, Amburgo, Nizza. 1990. Grande retrospettiva degli ultimi dieci anni di lavoro a Venezia, nel Centro d'Arte "Sant'Apollonia". 1990-1992. Le esposizioni personali e collettive si moltiplicano. 1993. Si stabilisce a Parigi. 1994. Due capitoli importanti della sua carriera artistica nella capitale francese: in personale sia alla galleria "Lansberg" in rue de Seine, sia a Dècouvertes, in Porte de Versailles. 1995-1996. Conserva lo studio a Parigi trasferendosi a Verona, dove attualmente vive e lavora.