Guidi Virgilio 1891 - 1984 - Elite Shopping
 

Guidi Virgilio 1891 - 1984

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  Virgilio Guidi Un'interminabile sequenza di impalpabili e gradevoli vedute di Venezia (la città in cui il pittore si è trasferito a vivere dal 1927 alla morte, caduta nel 1984) fanno di Guidi una presenza assidua sul mercato artistico.Questa immagine relativamente tarda, molto diffusa e sinceramente amata dai collezionisti, legata a sottili accordi di azzurri e alla sapiente armonia tra i toni e le linee del cielo, della laguna e dei monumenti, non rende ragione della lunga e movimentata carriera del pittore, che ha interpretato da protagonista molte fasi dell'evoluzione dell'arte italiana del nostro tempo. Formatosi a Roma, nel clima retorico e monumentale della "grande pittura" d'inizio secolo, Guidi manifesta precocemente il dissenso con il maestro Giulio Aristide Sartorio, abbandonando polemicamente l'Accademia fino a lasciare in seguito l'ambiente romano e ritirarsi a Venezia.Il pittore avvia cosÏ una ricerca solitaria, che lo colloca in una posizione appartata e meditativa, parallela ma autonoma rispetto agli sviluppi di Novecento. Il recupero dei "valori plastici" di Piero della Francesca e della pittura rinascimentale si esprime in dipinti con figure monumentali, volumi bloccati, composizioni severe e prospetticamente impostate, ma in cui non manca mai una nota di malinconia o quanto meno di intimismo, particolarmente evidente nei ritratti di adolescenti e di giovani donne.Con il trasferimento a Venezia Guidi comincia a dipingere paesaggi, spingendosi alla fine degli anni '30 fino ai limiti dell'astrattismo. Negli anni della Seconda Guerra Mondiale l'artista riduce il numero dei soggetti, ritornando quasi ossessivamente sulle stesse composizioni (marine, volti femminili) attraverso differenti tecniche pittoriche e grafiche. Questo processo di semplificazione all'essenziale dei motivi prosegue anche negli anni successivi, anche attraverso l'adesione al movimento dello Spazialismo.Arcangeli, F., Guidi, Bologna, 1971.CAT. Il Novecento nelle collezioni civiche, Milano, 1979.Catalogo generale dei dipinti, Virgilio Guidi, Milano, 1997.
La pittura di Guidi si forma originariamente sotto la guida di G.A. Sartorio all'Accademia di Belle Arti di Roma e subisce poi un certo influsso di Spadini, per maturare infine in piena autonomia a partire dalle riflessioni sull'opera di Piero della Francesca e di Giotto. L'artista inizia a esporre nel 1915 invitato alla Mostra della Secessione romana; da allora, si susseguono le partecipazioni alle più importanti manifestazioni artistiche - Biennali di Roma e Venezia, Quadriennali di Roma, Sindacali del Lazio ecc.; in breve Guidi si afferma come un indiscusso protagonista della vita artistica italiana.. Madre che si leva (1921), esposto alla Biennale di Venezia del '22, nel solenne richiamo a Piero della Francesca - da poco esaltato da Roberto Longhi - costituisce già un sicuro punto di riferimento per il purismo in via di elaborazione di Donghi e Trombadori. La volontà di spiazzare l'immagine in senso metafisico appare evidente in opere come Il dirigibile (1922), ma soprattutto In tram (1923, Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna), quest'ultimo acquistato nel 1924 alla Biennale di Venezia, capolavoro "metafisico" degli anni Venti e punto di riferimento per il purismo prima e poi per le nuove generazioni romane (da Di Cocco a Mazzacurati ai tonalisti). Alla fine degli anni Venti, chiamato a succedere a Ettore Tito alla cattedra di pittura all'Accademia di Venezia, abbandona Roma .Particolarmente significative la partecipazione alla mostra "Dieci artisti del Novecento italiano", allestita da Margherita Sarfatti all'esposizione degli Amatori e Cultori del 1927( espone Il pittore all'aria aperta) e la sala personale alla II Quadriennale romana del '35.In quest'ultima occasione formula in uno scritto alcune importanti considerazioni sulla pittura. Luce, forma e colore sono - e resteranno - un trinomio inscindibile, i soli strumenti idonei a esprimere un'idea della pittura che è sostanzialmente necessità di una nitida misura mentale. Anche quando, a partire dagli anni Cinquanta, il riferimento alla figurazione si farà sempre meno esplicito, la continuità con la produzione precedente verrà mantenuta nella tensione metafisica dello spazio-luce, ulteriormente sublimata dalla fondamentale esperienza veneziana (Figure nello spazio, Lagune).