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Mambor Renato 1936

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Nasce come cartellonista del cinema e, allo stesso tempo, scrive sceneggiature, tra cui la Dolce Vita di Fellini; ma è attraverso la frequentazioni di Schifano, Pascali, Angeli, Festa,Ceroli e Tacchi che la sua ricerca artistica diviene personale. Comincia a dipingere a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, un periodo in cui molta arte confluiva verso l'informale. I suoi lavori invece, si allontanano totalmente da questo tipo di esperienza, figlia di una lacerazione interiore, per concentrarsi su altri linguaggi, più razionali e meno concentrati verso l’interiorità. Nascono così

le “Sagome di uomini statistici" o altre forme riempite a campiture di colore omogeneo; si serve di segnali stradali, ricalchi fotografici, timbri con omini, rulli da tappezzeria: ricalchi che costituiscono il suo modo per individuare le icone della cultura massmediale.

 

Negli anni Settanta, influenzato dall'amicizia di Paola Pitagora, il suo interesse va gradualmente a focalizzarsi sul teatro e sul corpo. Attratto dalla “meccanicità” e supposta garanzia di oggettività  del mezzo fotografico, comincia a lavorare con le “azioni fotografate”,  a metà  strada  tra body art e performance.  Privilegia ricerche d'ambiente, realizzando strutture come “L'evidenziatore”, strumento meccanico per agganciare oggetti e spostarli nel mondo dell'arte. Nel 1975 fonda e dirige la compagnia teatrale Trousse,  per perseguire “un teatro fortemente visivo ma attento alle dinamiche “psico-drammatiche”.

 

Torna alla pittura negli anni Novanta e di qui al Duemila si dedica alla riflessione sulla relazione dell'uomo con l'altro da se, con l'esistente, sulla relazione tra Arte e Realtà. Le prime opere dedicate a questi temi sono “L'Osservatore” e il “Riflettore”. Ma realizza anche installazioni spettacolari, come i sei autobus svuotati, abitati ciascuno da un artista, per la mostra “Fermata d’autobus”, Roma 1996. Tutte le opere successive, rappresentano sagome di paesaggi, esseri umani senza volto e proseguono la sua riflessione sulla percezione, l'altro e la coscienza.

 

Mambor esordisce a ventitré anni con un'esposizione alla Galleria Appia Antica; ottiene il suo primo riconoscimento nel 1960, tra i “Premi di incoraggiamento” della Galleria d'Arte Moderna, a cui seguono le mostre alla Galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis (1963, 1964 e anni seguenti). Nel corso degli anni successivi vengono allestite in diverse città numerose esposizioni, personali e collettive, tra cui ricordiamo quelle tenute a Palazzo Strozzi, Firenze; A.A.M, Roma; Museo d’Arte Moderna, Pescara; Palazzina delle Arti, La Spezia.