Nato a Bari il 16 ottobre del 1935 e morto a Roma il 1968 Pino Pascali è l'unico artista pugliese, e uno dei pochissimi italiani, cui sia dedicata in permanenza una sala della Galleria nazionale d'Arte Moderna a Roma.
La sua figura è stata centrale nella cultura artistica nazionale degli anni sessanta per l'elaborazione di una autentica e originale stagione creativa nazionale. Il suo valore fu ben compreso al momento delle sue prime mostre romane dai maggiori critici italiani e dal momento della sua tragica morte in un incidente stradale la sua fama è andata sempre crescendo. Qualche anno fa a Parigi una mostra retrospettiva della sua opera ha ulteriormente consolidato la sua fama permettendo al mondo dell'arte di tutta Europa di conoscere, come ha scritto Fabrizio D'Amico, complessità dell'opera di Pascali "inesauribile cultore di immagini inedite, ironiche, gioiose". Ma la storia dell'arte su di lui ha già pronunciato giudizi di valore non più discutibili. Così scriveva di Pascali, nel 1976 nel suo "Ultime tendenze dell'arte d'oggi", Gillo Dorfles "Degli artisti romani si può rammentare innanzitutto Pascali, una delle figure più rappresentative di quegli anni che in alcune sue fantasiose composizioni (come "il mare", gli spazzoloni, le giraffe, e altri animali costruiti con sagome di tela secondo una assurda anatomia) e in molte altre sperimentazioni figurali, e grottesche, aveva creato un genere del tutto personale di Pop Art; che doveva, anche questo, servire da punto di appoggio per talune successive operazioni degli artisti poveri degli anni sessantacinque-settanta."
Un'opinione condivisa da molti, e così si esprime su Pascali G.C. Argan nel suo volume "L'Arte moderna" adottato come manuale anche nel nostro istituto: "A Roma tra 60 e 68 (anno della morte) il leader è il giovane Pascali, certo il più brillante talento dell'arte povera: fanno gruppo con lui Kounellis, Mattiacci, Lombardo, poi Pisani. Per Pascali lo spettacolo è invenzione, gioco improvvisato con tecniche volutamente primitive e con i materiali stessi di cui la gente normalmente sui serve per fare altre cose. In definitiva, Pascali è ancora un designer che inventa e fabbrica oggetti, di cui non dissimula l'effimera, splendente e superflua bellezza formale: un designer, potrebbe dirsi, del "tempo libero", che non lavora per la fabbrica ma contro l'ordine della fabbrica. É forse il solo che abbia intuito, nei pochi anni del suo lavoro, che ad una società opulenta non può corrispondere che un'arte povera: è questa che la richiama a quegli eventi essenziali (la vita, la morte) di cui ha orrore e che cerca di ignorare perché sfuggono alla presa del suo ritmo vitale."