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Pignatelli Luca 1962

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  Nato nel 1962 a Milano dove vive e lavora, Luca Pignatelli è autore di un realismo visionario che trova i suoi soggetti nella memoria. Le sue opere si ispirano alle pagine impolverate di vecchi libri. Su teloni d'epoca che coprivano i vagoni merci negli anni trenta si adagiano cieli, aeroplani, mezzi pesanti e treni a vapore. Alla fine degli anni novanta ha ricreato una magica New York, emersa dagli archivi cinematografici americani, paesaggi che ricordano calde e lontane atmosfere della grande crisi. Personaggio emblematico dell'arte contemporanea italiana, i suoi lavori sono vere e proprie icone del nostro Paese.
 
Ha vinto la 1' edizione del premio Cairo Communication nel 2000 ed è stato finalista nel 2002. La ricerca artistica di Luca Pignatelli è tutta sospesa tra la fascinazione archeologica e la esplorazione del mito. La sua pittura vive della dicotomia tra lo sguardo ammirato e struggente della classicità e le pieghe polverose dell'indagine critica sugli elementi mitici del contemporaneo. La sua poesia, e in questo sta il suo giudizio, vive nel fermo "immagine" del dipinto, della sospensione in apnea di un frame bloccato nell'attimo prima della tragedia. A lui la paura del lutto o la bellezza irraggiungibile delle effigi antiche scalfite dal tempo interessano come atti potenziali di distruzione o di estasi, non certo per l'indugio sugli scorci idilliaci o temibili. Sospesi e indolori nel tempo fissato. Le superfici su cui l'artista interviene sono soprattutto tele di canapa cucite tra loro, pannelli industriali, coperture di cargo ferroviari, interrotti da cuciture doppie o da strappi ricuciti. Le immagini dei suoi quadri vivono così su un "campo" fatto di dislivelli e sobbalzi, di trame interrotte e pianure di colore, perché oltre che sulla tela tali immagini respirano anche sopra e attraverso le nervature e gli strappi, le cuciture e la trama lenta della canapa. Immagini lente, fino a fermarsi del tutto. E fermandosi ci stupiscono e ci consolano. Come le immagini della memoria, che scorrono in noi per rivi imprevedibili, pronte a colpirci. Senza meste malinconie però.