Gli esordi del maestro siciliano lo portano ad avvicinarsi al Neocubismo, linguaggio che allora "dominava" la scena. Ma nel 1947, assieme ad Accardi [che sposa nel 1949], Attardi, Consagra, Dorazio, Maugeri, Turcato, fonda il gruppo "Forma 1", movimento tra i più impegnati sul fronte dell’arte astratta in Italia, il quale si oppone con vigore agli assiomi del realismo e del populismo artistico, che caratterizzavano la produzione artistica di quegli anni. La prima mostra del gruppo, tenutasi nel 1948 nella sede dell'Art Club di via Margutta, susciterà aspre critiche [Guttuso, Trombadori, Lucchese], ma anche entusiastiche adesioni [Fontana, Perilli, Mastroianni].
Con il 1950 l’artista individua la propria strada che lo porterà, dal concretismo di matrice cubista e costruttivista, a definire quello che è stato chiamato il "segno" di Sanfilippo. E’ dal biennio ’53-’54 infatti che la nozione di segno diventa cruciale: "Mi servo quasi esclusivamente di segni grafici posti sulla superficie con molta immediatezza e rapidità e tali da formare un insieme non arbitrario o casuale ma conseguente ad un determinato ragionamento formale. La forma viene così determinata dal complesso variamente raggruppato dei segni che nei miei quadri hanno una grande variazione". Altrettanto importante, nel suo ricercare, è il concetto di spazio, uno spazio "da riempire, da popolare, da infittire: con un horror vacui che è prima di tutto amore per la forma originaria". Questo concetto è strettamente correlato alla differenza - fondamentale nel pittore siciliano - tra informale e astrattismo. Antonio Sanfilippo fu un "maestro dell’Astrattismo europeo", più che dell’informale, perché una forma ["nuvola, galassia, o corpo celeste"] definibile e definita, è presente nelle sue opere, seppur forse intesa come spazio invaso dal segno-colore.