1907
Nasce a Venezia
1933-40
Dopo gli studi all'Accademia delle Belle Arti di Venezia, inizia l'attività espositiva.
Durante gli anni '30 espone alla Biennale di Venezia nel 1934 e nel 1936 e tiene la sua prima personale alla Galerie Rive Gauche di Parigi nel 1939 (presentazione in catalogo di G. Marchiori)
1946-1960
Nell'immediato dopoguerra è tra i promotori del 'Fronte nuovo delle Arti' e ne firma il manifesto con Vedova, Viani, Leoncillo, Morlotti, Birolli, Pizzinato, Cassinari e Guttuso.
Negli anni '50 ottiene importanti riconoscimenti e partecipa a numerose esposizioni:
1948 - Premio del Comune alla Biennale di Venezia
1950 - Premio 'Incom' alla Biennale di Venezia
1952 - Partecipa alla Biennale ed alla Pittsbourgh International Exhibition od Contamporary Painting and Sculpture, negli USA
1954 - Primo premio per la pittura alla Biennale di Venezia
1955 - Partecipa a Documenta I, Kassel
1956 - Biennale di Venezia
1959 - Documenta II, Kassel
1960 - Importanti retrospettive allo Stadelijk Museum di Amsterdam ed al Palais des Beaux Arts di Bruxelles
1960-1990
Prosegue un'intensa attività espositiva, che lo porta ripetutamente alla Biennale di Venezia, a Documenta a Kassel e in numerosi musei del mondo.
Si segnalano in particolare, nel 1965-66, tre importanti retrospettive, con oltre cento opere, nei musei di Berlino, Amburgo e Dortmund.Muore a Venezia nel 1990
Santomaso ha percorso il secolo, che si è concluso, fedele alla grande tradizione della pittura veneziana ( di cui ha espresso, sino all’estremo della sua attività, la luminosità cromatica da associare all’istintiva percezione dei piani e dei volumi, da comporre anche in funzione della scansione prospettica ), ma nel contempo restando sempre profondo ricercatore nel seme della rappresentazione. Attraverso un'analisi delle sue opere, anche se appartenenti all’ultima stagione creativa, l’artista apporta delle prove, utili a marcare la qualità dell’ indagine sui valori dell’immagine, condotta innanzi da Santomaso, ed è possibile quindi ottenere un documento concreto del divenire, nel corso del ventesimo secolo, della pittura italiana.
Perché il contributo di Santomaso a questa crescita apparve essenziale prima, nel contrapporsi alla lezione provinciale, imposta dal Novecento in Italia, e poi innervandosi nel dibattito strutturale che percorreva in campo internazionale la pittura negli ultimi decenni. La stessa trattazione, sviluppata da parte sua, nel novero del fatti ritenuti ineludibili della tradizione, illustra come un’eredità, quella della pittura veneziana, non possa essere dimenticata. Santomaso quindi opera nel patrimonio della memoria in tinte e luci, facendone base di analisi per andare a trasmettere all’opera quella vibratile essenza che sa pervadere le campiture di colore, qualsivoglia sia la materia posta in composizione. Di Santomaso dunque rimane anche la presenza storica di interprete delle lotte, combattute nel nostro Paese, per l’affermazione di quell’idea di arte visiva, destinata a guardare al passato non per condizionare il presente, ma soprattutto per cogliervi i fermenti utili a creare quell’impianto compositivo, tale da mettere in valore oltre al gesto istitutivo, soprattutto l’immagine architettonica, che consolida le campiture. Eliminare il superfluo, per trovare nelle forme la sonorità del colore, significava per Santomaso saper ottenere dalla prova quell’esito, per cui – come scrisse nel 1990 Giorgio Cortenova – Ne risulta una emanazione di luce frutto di una nuova sintesi che appartiene alla geografia dello spirito ed insieme all’idea di uno spazio tradotto ancora una volta in “visione”…