Atanasio Soldati, finita la prima guerra mondiale a cui ha partecipato come volontario, frequenta e si diploma alla Scuola di Architettura di Parma. Dopo aver esposto nel 1922 in una personale nella sua città, si trasferisce dal 1925 a Milano, dove insegna decorazione alla Scuola del Libro dell’Umanitaria, attività per cui compone un testo di geometria per l’impaginatura, purtroppo perduto, e dove subisce le influenze del Novecento e quelle dei secondo-futuristi, nell’ambiente della Galleria Pesaro. Dai pochi dipinti anteriori al 1930 appare un’istintiva disposizione all’ordine compositivo di matrice architettonica, nel senso marcato dei volumi, nello stacco netto di colori senza ombra, che, se suggeriscono riferimenti a Sironi e Carrà, mostrano anche il percorso per il successivo passaggio all’astrattismo. La sua prima mostra “astratta” è allestita nel 1931 alla Galleria del Milione di Milano, che è il centro di riunioni dell’avanguardia comasca e milanese, aperta alle novità europee. Elabora personalmente Mondrian, ma ancora di più Mirò, Juan Gris e Klee, a partire dal 1934 Kandinsky, spogliandone la sintassi di ogni riferimento emotivo e calandola in una armoniosa fissità e chiarezza. Nel 1935 partecipa alla I Mostra collettiva di Arte Astratta italiana, che si tiene a Torino nello studio di Casorati, e negli anni seguenti alle vicende del “Gruppo Como”, fino allo scoppio della seconda guerra mondiale.
Coincide con questo avvenimento, e col conseguente abbandono di Milano per Solbiate Olona prima, poi per Losana nell’Oltrepò, la cosiddetta “crisi metafisica”, recupero del reale in senso geometrico e figurativo, determinato in parte dagli stessi avvenimenti bellici a cui partecipa, aderendo alla Resistenza. Nell’immediato dopoguerra torna a Milano, con l’incarico di insegnare decorazione all’Accademia di Brera, impegnandosi politicamente e culturalmente ed elaborando, insieme a Dorfles e Munari, il Movimento di Arte Concreta, che sovverte radicalmente il concetto di arte come rappresentazione. La produzione ultima di Soldati viene valutata con criteri diversi, da un lato come risolutoria del legame con gli oggetti e del conflitto cubismo-metafisica, e perciò conseguente alle sue scelte programmatiche; dall’altro come rivelatrice di alcune contraddizioni proprio in questo senso, nell’uso che egli fa del quadro come mezzo di comunicazione.
Durante la sua attività, Sodati partecipa a varie mostre tra cui la Quadriennale Romana del 1935 e 1939, a parecchie sindacali, alla rassegna “Arte atratta in Italia” a Roma nel 1948 e alla Biennale di Venezia dello stesso anno, alla I Collettiva “Pittori oggi Italia-Francia” del 1951 a Torino, e alla Biennale veneziana del 1952 con una sala personale.
Numerose le personali in Italia e all’estero tra cui sono da ricordare quella del 1942 alla Galleria d’Arte Contemporanea di Milano, del 1943 alla Galleria Cavallino a Venezia, del 1947 alla Galleria Borromini a Milano e alla Galleria Bergamini di Milano nel 1951 e 1952.
Dopo la sua morte almeno due iniziative meritano di essere menzionate: la retrospettiva del Centro Culturale Olivetti di Ivrea nel 1965, e l’antologica della Galleria Civica d’Arte Moderna di Torino nel 1969.
Nel 1996 si è tenuta a Parma una grande mostra antologica a lui dedicata nel centenario della nascita.